Osteoporosi, curarsi meglio

In Sicilia, si spendono molti più soldi di altre regioni perla cura dell’osteoporosi. Si registra che, talora, non vengono rispettate le note limitative, e si prescrivono farmaci contro l’avvenuta fragilità ossea senza che i pazienti rientrino nella nota prescrittiva. Inoltre, c’è una percentuale di prescrizioni che sono inappropriate. In altre parole, non andrebbero fatte. «E qui, si configura un danno erariale per la prescrizione fatta e che non serve», spiega Liana Esposito, Pubblico Ministero della Procura di Napoli, intervenuta al recente congresso “Appropriazione prescrittiva: focus sull’osteoporosi” che si è tenuto a Catania. Un incontro tra medici, economisti, magistrati, allo scopo di analizzare non solo i fattori fisiopatologici della malattia, ma anche la gestione del corretto iter diagnostico-terapeutico, nonché quello che, oggi, rappresenta un tema di grande rilevanza: l’appropriatezza prescrittiva, cioè la razionalizzazione delle ricette mediche, la corretta indicazione di un farmaco solo a chi ne ha veramente bisogno. Altro punto importante è il tentativo di fermare Io spreco che si fa di alcuni medicinali. Un esempio: il medico prescrive un anno di cura e iI paziente la interrompe dopo 3-4 mesi.

Un fatto che accade molto più spesso di quanto si pensi. E qui insorgono due problemi: il primo è Io spreco del farmaco, iI secondo è Ia mancata efficacia della cura. II dottore Giovanni D’Avola, specialista in reumatologia dell’Asp di Catania, affrontando il tema osteoporosi, spiega che chi assume il farmaco prescritto per soli sei mesi l’anno o meno, non avrà alcun beneficio. «Occorre arrivare almeno ad 11 mesi – dice D’Avola – sennò avremo solo uno spreco di risorse finanziarie». Quindi, da una parte occorre fermare le super prescrizioni, cosa che in quest’ultimo periodo sembra stia avvenendo, dall’altra convincere iI paziente a non interrompere la cura: non avrà alcun beneficio e sprecherà risorse importanti.

Va detto, che Ia fragilità ossea porta a fratture, spesso causa di inabilità, dolore cronico e frequenti recidive che possono portare, in pochi anni, ad una qualità di vita drammatica. II 20% dei soggetti con fratture non riacquista più Ia capacità di camminare, iI 10-15% non è più in grado di uscire di casa e il 45% non è più autosufficiente.

Secondo dati forniti dal Dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana, ogni anno, per la frattura del femore si hanno nell’Isola 545 decessi, dei quali iI 67% tra le donne. I ricoveri ospedalieri ammontano a più di 8.400 (2.414 uomini, con una media di 11 giorni di ricovero procapite e quasi 6.000 donne, con 25 giorni ciascuna). I tassi di ospedalizzazione aumentano con l’età, a partire dai 55 anni.

Una strana nota è emersa al congresso catanese: dopo un intervento per frattura da fragilità ossea, in molti casi non viene prescritto un farmaco adatto al bisogno e, entro un anno, il 25% dei pazienti subisce un’altra frattura. E il dottore Franco Rapisarda, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Asp di Catania e relatore su uno studio suII’”AnaIisi della appropriatezza del trattamento”, sostiene che l’appropriatezza della prescrizione medica deve essere legata agli esiti di salute della popolazione e che occorre una maggiore attenzione a un giusto approccio tra costi e risultato atteso. II dottore Antonio Lo Presti, direttore del Servizio farmaceutico regionale dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana, assicura che Ia spesa sanitaria in Sicilia sta scendendo, anche se non velocemente. Ed esprime una nota di preoccupazione: i risparmi attuati dovrebbero rimanere all’interno del sistema Sanità, invece vengono dirottati altrove.

Una provocazione, ma a pensarci bene non Io è poi tanto, arriva da Giovanni D’Avola. Se in Italia si mettessero tutti i soggetti osteoporotici in trattamento, aumenterebbe sì la spesa dei farmaci, ma si avrebbe un risparmio consistente a livello di spesa sanitaria per fratture, ospedalizzazioni, interventi, riabilitazione, disabilità. Nel Paese, solo a per le fratture di femore, si spendono circa 600 milioni di euro. Va ricordato, che nell’Unione Europea, ogni 30 secondi, un cittadino sopra i 50 anni subisce una frattura ossea dovuta all’osteoporosi e che ben 150.000 muoiono per complicazioni successive ad una frattura del femore. Nelle donne, iI rischio di rottura del femore è maggiore della somma dei rischi di cancro al seno, all’endometrio,aII’ovaio, mentre per gli uomini supera iI tumore della prostata.



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