Osteoporosi

Osteoporosi, che cos’è ?
L’osteoporosi è una malattia a carattere progressivo che diminuisce la densità delle ossa agendo sulla loro componente minerale (calcio e fosforo), e le rende così più deboli ed esposte a fratture. L’osteoporosi deriva da uno squilibrio acquisito nel sistema di regolazione ormonale che normalmente disciplina il contenuto minerale dell’osso.

Osteoporosi, quanto è diffusa?
Al giorno d’oggi l’osteoporosi rappresenta una patologia di rilevanza sociale. Secondo una statistica effettuata nel 2001, il 23% delle donne al di sopra dei 40 anni ed il 14% degli uomini sopra i 60 anni sono affetti da osteoporosi nel nostro Paese, ma il 42% delle donne e il 34% degli uomini in queste fasce di età è invece affetto da osteopenia, quindi a rischio di sviluppare osteoporosi e le sue complicanze. Importante è anche l’incidenza delle fratture derivate dall’osteoporosi: è stato calcolato che la metà delle donne ed 1/8 degli uomini sopra i 50 anni sono destinati ad andare incontro ad almeno una frattura da fragilità ossea nel resto della vita. Questo dato non è da sottovalutare in quanto diverse fratture possono incidere pesantemente sulla qualità della vita, e portare a disabilità importanti soprattutto negli anziani. Alcune fratture, come quelle del femore, sono anche gravate da un rischio di mortalità importante.

Perché vengono colpite più di frequente le donne in menopausa dall’osteoporosi?

Questo dipende dal fatto che nella menopausa si osserva un calo nel livello di estrogeni, che sono gli ormoni che nella donna regolano l’assunzione di calcio nell’osso. Questo non significa che tutte le donne in menopausa debbano andare incontro ad osteoporosi, ma si traduce soltanto in un aumento del rischio di manifestare i sintomi di osteoporosi in un’età compresa di solito fra 51 e 75 anni.
Inoltre non tutte le donne sono esposte allo stesso livello di rischio, ma vi sono altri fattori che vi influiscono, come la razza: ad esempio, le donne orientali sono più esposte all’osteoporosi di quelle di colore.


L’osteoporosi colpisce soltanto le donne?
Non necessariamente: l’osteoporosi colpisce infatti anche gli uomini, prevalentemente in età senile (cioè sopra i 70 anni). In questa fascia d’età, infatti, si presume che la malattia si debba ad una diminuzione dei livelli di calcio ed uno squilibrio fra il processo di formazione e quello di riassorbimento dell’osso, e questo è un processo comune sia al sesso maschile che femminile. Più in generale, nell’uomo l’osteoporosi è maggiormente legata a fattori esterni (si parla infatti di “osteoporosi secondarie”): i più frequenti di questi sono malattie a carico del sistema endocrino o gastrointestinale, malattie reumatologiche o ematologiche, ma vi sono anche altri tipi di patologia che possono predisporre all’insorgenza di osteoporosi. Non bisogna poi dimenticare i fattori di rischio ambientali, quali la scarsa esposizione al sole o assunzione di latticini e l’insufficiente attività fisica, e quelli genetici e razziali. Ultimamente è stata evidenziata anche un’importante componente di predisposizione genetica verso l’osteoporosi, e questo aspetto, molto complesso, è attualmente argomento di ricerca. Il sesso femminile, comunque, risulta naturalmente nel complesso maggiormente a rischio per l’osteoporosi, in quanto è esposto sia alla forma “post-menopausale” che a quella “senile” della malattia. Nel complesso, le donne sono comunque colpite dal l’osteoporosi 4 volte più frequentemente degli uomini.

L’osteoporosi può colpire anche un giovane?
L’osteoporosi in età giovanile è un eventualità molto rara, ma tuttavia possibile. Esiste infatti una forma cosiddetta “giovanile idiopatica” dell’osteoporosi, le cui cause sono a tuttora sconosciute, in cui l’osteoporosi si manifesta in un giovane con livelli ormonali normali ed ormoni perfettamente funzionanti e normali livelli vitaminici, e quindi apparentemente senza alcuna ragione di manifestare fragilità ossea. Va inoltre ricordato che l’osteoporosi può essere anche derivata da farmaci, come corticosteroidi, barbiturici, anticonvulsivanti ed un eccesso di ormoni tiroidei, oppure può emergere come complicanza di un’altra patologia, come l’insufficienza renale cronica o scompensi ormonali (derivati eminentemente da disturbi della tiroide, delle paratiroidi o delle ghiandole surrenali): queste forme di osteoporosi, pur molto rare (meno del 5% della popolazione) ovviamente possono colpire potenzialmente qualsiasi fascia d’età, e quindi anche quella giovanile.

Quali soggetti sono a maggior rischio di osteoporosi?
Come già sottolineato, il sesso femminile è più esposto all’osteoporosi rispetto a quello maschile. Nell’ambito del sesso femminile, è possibile individuare altri fattori che predispongono maggiormente la donna all’osteoporosi, come la familiarità, l’insufficiente assunzione di calcio nella dieta, uno stile di vita sedentario, l’appartenenza alla razza bianca o orientale, una costituzione magra, il non aver affrontato gravidanze, l’uso di farmaci come i corticosteroidi o un eccesso di ormone tiroideo, una menopausa precoce, l’abitudine al fumo e l’abuso di alcool.

Quali sono i principali sintomi dell’osteoporosi?
Si tratta di una malattia ad insorgenza molto lenta, soprattutto nella forma senile, e quindi i sintomi, qualora presenti, sono spesso subdoli. Alcune persone non ne accusano mai. Quando la densità ossea diminuisce, si può andare incontro a dolori ossei forti e persistenti e deformità di vario tipo: se vengono coinvolte le vertebre, ad esempio, si avrà un forte mal di schiena refrattario alle terapie più comuni; di solito, si tratta di un dolore che inizia in un dato punto della schiena e si diffonde quando ci si alza in piedi e si cammina. Si può anche riscontrare un’infiammazione locale, che però tende a scemare nel giro di poco tempo. Le vertebre coinvolte possono anche andare incontro a frattura spontanea oppure a seguito di un lieve trauma, e se diverse vertebre si fratturano si avrà anche una deformità della colonna che causerà tensioni muscolari abnormi ed uno stato infiammatorio persistente. Anche altre ossa possono fratturarsi, per lo più a seguito di uno sforzo leggero o una caduta: una delle fratture più gravi è quella dell’anca, che è causa di disabilità e perdita dell’autonomia nell’anziano; piuttosto comune è anche una frattura del braccio a carico del radio, nel punto in cui esso si collega con il polso: questa frattura è chiamata frattura di Colles. Altrettanto gravi e frequenti sono le fratture del femore, anch’esse legate ad un alto grado di disabilità, soprattutto nell’anziano. Va ricordato anche che le fratture nel soggetto con osteoporosi stentano a guarire.

Come si arriva a diagnosticare l’osteoporosi?
L’osteoporosi è in genere sospettata in caso di frattura, e si individua combinando la radiografia, sintomatologia ed esame clinico del paziente; potrebbero anche essere effettuate altre analisi allo scopo di individuare eventuali condizioni curabili che possano portare all’osteoporosi stessa. In assenza di fratture, l’osteoporosi può essere individuata mediante analisi volte a misurare la densità dell’osso: la più comune è chiamata DXA (dual-energy x-ray absorptiometry), è del tutto indolore e può essere effettuata in 5-15 minuti. Essa risulta molto utile in forma preventiva nelle donne ad alto rischio, nel caso in cui la diagnosi è incerta oppure in quelli in cui il trattamento va calibrato con cura; è comunque consigliata in caso di menopausa precoce (prima dei 45 anni), in previsione di prolungati trattamenti con corticosteroidi, in caso di presenza in famiglia di casi di fratture patologiche, in caso di ridotto peso corporeo (meno di 57 kg), o in caso di diagnosi di osteoporosi, correlati fattori di rischio o fratture non giustificate da traumi adeguati. Non bisogna comunque dimenticare l’importanza degli esami di laboratorio come supporto nella diagnosi dell’osteoporosi.

E’ possibile prevenire l’osteoporosi?
E’ possibile porre in essere alcune precauzioni che possono proteggere dall’osteoporosi, soprattutto nei soggetti a rischio: queste precauzioni sono tanto più importanti in quanto spesso la prevenzione in questo caso ha maggior successo della terapia. La norma più comune è quella dietetica, curando l’assunzione giornaliera di calcio, specialmente prima dei 30 anni, ma anche dopo: bere 2 bicchieri di latte al giorno ed assumere vitamina D aiuta ad aumentare la densità ossea in donne che in precedenza non assumevano abbastanza di questi alimenti. Va tenuto conto che in ogni caso la maggior parte delle donne ha bisogno di assumere calcio in compresse: sono disponibili molte preparazioni di questo tipo, alcune delle quali contengono anche vitamina D; in genere, un dosaggio di 1,5 g al giorno è sufficiente. L’esercizio fisico è utile soltanto quando comporta un carico, come ad esempio camminare e salire le scale: altri tipi di esercizio, come ad esempio il nuoto, non sono in grado di aumentare la densità ossea. Infine, va ricordata la terapia a base di estrogeni (spesso assunti insieme al progesterone), che aiuta a mantenere la densità ossea dopo la menopausa: i migliori effetti si osservano quando la terapia viene iniziata 4-6 anni dopo la menopausa, ma può essere iniziata con successo anche dopo. La decisione di applicare questa terapia è spesso controversa, in quanto può comportare dei rischi e possono manifestarsi effetti collaterali. Vi sono nuovi farmaci, come il raloxifene, che conservano l’efficacia pur evitando di avere l’effetto ormonale sul seno o sull’utero. Un’altra classe di farmaci, i bisfosfonati, possono essere associati a questo tipo di terapia preventiva allo scopo di rafforzarne l’effetto, oppure usati da soli.

E quando la prevenzione dell’osteoporosi fallisce?
Quando la malattia è conclamata, la terapia tende ad aumentare la densità ossea. Naturalmente, in questa fase è fondamentale un apporto adeguato di vitamina D. Possono essere somministrati estrogeni o bisfosfonati, allo scopo di rallentare o arrestare la progressione della malattia. Il Risedronato, ad esempio, va ingerito al mattino al risveglio a digiuno con un bicchiere d’acqua, per poi attendere a digiuno per 30 minuti, durante i quali è bene non sdraiarsi perché il farmaco può irritare il tratto gastrointestinale superiore; è un farmaco controindicato in caso di disordini della deglutizione o di alcune patologie dell’esofago o dello stomaco. La calcitonina è indicata soprattutto in caso di fratture vertebrali, e può essere assunta per via iniettiva o endonasale. Anche i fluoridi possono incrementare la densità ossea, ma di solito non sono indicati perché l’osso che ne deriva può manifestare anomalie di vario tipo ed essere fragile. Negli uomini, è raccomandata soprattutto l’assunzione di calcio e vitamina D, soprattutto nel caso in cui le analisi dimostrino che il loro corpo non sta assorbendo una quantità adeguata di calcio; la terapia estrogenica nell’uomo non è efficace, ma lo può essere la somministrazione di testosterone se i livelli di testosterone del soggetto sono bassi.
Le fratture derivanti dall’osteoporosi possono essere trattate: per quanto riguarda quelle d’anca, di solito l’anca (tutta o in parte) viene rimpiazzata chirurgicamente; le fratture del polso possono essere ingessate o sistemate chirurgicamente; quando si ha un collasso delle vertebre con dolore alla schiena importante, possono essere piazzati dei supporti per la schiena, somministrati analgesici ed applicata terapia fisica, ma il dolore tende a permanere a lungo; il sollevare pesi e le cadute possono peggiorare di molto i sintomi.

Quando l’osteoporosi si definisce “secondaria”?
L’osteoporosi si definisce secondaria quando sussiste un’altra patologia di base che ne crea i presupposti. Si distingue dall’osteoporosi primaria in quanto quest’ultima non è direttamente dipendente da nessun’altra patologia.

L’osteoporosi è frequente?
Come complicanza nel corso di diverse patologie, questa forma di osteoporosi è abbastanza frequente. Bisogna tener conto però che, considerando complessivamente tutti i casi di osteoporosi, quella secondaria rappresenta meno del 5% dei casi, ed è quindi da considerarsi rara rispetto all’osteoporosi primaria.

Quali sono le malattie nel corso delle quali può manifestarsi osteoporosi?
Le condizioni che potenzialmente potrebbero sostenere un’osteoporosi secondaria sono molteplici e di vario tipo: possiamo infatti ritrovare cause collegate a squilibri ormonali (ipersurrenalismo, iperparatiroidismo, ipertiroidismo, ipogonadismo, iperprolattinemia, diabete), assunzione di alcune categorie di farmaci (corticosteroidi, etanolo, dilantina, tabacco, barbiturici, eparina), oppure circostanze di vario tipo che favoriscono lo sviluppo della malattia, come ad esempio l’immobilizzazione, l’insufficienza renale cronica, epatopatie, sindromi da malassorbimento, broncopneumopatia cronica ostruttiva, artrite reumatoide, sarcoidosi, tumori maligni, o anche prolungate assenze di gravità, quali si verificano nel corso di voli spaziali.

Come si viene a conoscenza dell’osteoporosi?
Data la frequenza con la quale questa complicanza si presenta nei casi sopra indicati, è fondamentale instaurare sin dall’inizio una “sorveglianza” atta a rilevare i segni dell’osteoporosi quanto più precocemente possibile: è dunque importante effettuare nei pazienti a rischio esami del sangue e radiografie ad intervalli regolari, onde tenere sotto stretto controllo da un lato il metabolismo osseo, e dall’altro la sua conformazione. Ancora una volta, è quindi essenziale che il medico sia al corrente della possibilità di insorgenza dell’osteoporosi secondaria in determinate circostanze, e metta subito in atto un protocollo di monitoraggio idoneo.

Come si cura l’osteoporosi secondaria?
Per quanto riguarda l’osteoporosi in sè, la terapia non differisce significativamente da quella dell’osteoporosi primaria. E’ però fondamentale ricordare che l’osteoporosi, in questo caso, si è manifestata in conseguenza di un’altra patologia sottostante che ha creato i presupposti acciocchè essa si manifestasse, e quindi una terapia completa di questa complicanza non può prescindere dal trattamento e dal controllo della malattia di base, che ovviamente sarà diverso in base alla malattia stessa.

Allo stesso modo dell’osteoporosi primaria, è possibile prevenire l’osteoporosi secondaria?
Prevenire l’osteoporosi secondaria è possibile, soprattutto identificando al meglio le cause che portano al suo sviluppo. Le norme preventive dell’osteoporosi secondaria, al di là di questo, ricalcano piuttosto fedelmente quelle relative all’osteoporosi primaria. In questo caso però un ruolo più importante può essere giocato dalla prevenzione farmacologica, che può risultare particolarmente efficace: è stato dimostrato infatti, per esempio, che la somministrazione preventiva di bisfosfonati in pazienti sottoposti a terapia steroidea per lungo tempo è in grado di prevenire l’insorgenza di osteoporosi secondaria.

Fonte: GISMO



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