Artriti, diagnosi tempestiva per una terapia più efficace

Un ritardo pericoloso, secondo i reumatologi, quello che si verifica nella diagnosi e nel trattamento dell’artrite se si considera che questa malattia – se trascurata – può rubare 4-6 anni di vita. Dolore e rigidità mattutina, articolazioni gonfie sono alcune delle avvisaglie dell’artrite reumatoide, una malattia che colpisce circa 400mila italiani e che affligge senza esclusione di età una larga fetta di popolazione di tutte le età, soprattutto donne, bambini compresi.
«Qualche dolore, alle ossa o alle articolazioni, infatti, prima o poi capita a tutti. E spesso si parla genericamente di reumatismi. Ma, – sottolinea il dott. Giovanni D’Avola, reumatologo catanese organizzatore del congresso nazionale di Reumatologia “Reumanet” svoltosi giorni addietro a Catania – le vere malattie reumatiche vanno riconosciute il prima possibile; quindi se si vuole cercare di controllarle occorre riconoscere i campanelli d’allarme».
«Essi – precisa D’Avola – sono svariati e a loro va data la giusta importanza: dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e/o dei polsi che persiste da più di tre settimane, rigidità articolare che dura più di un’ora al mattino dopo il risveglio, dolore di tipo sciatico fino al ginocchio che va e viene cambiando anche di lato, sbiancamento del colore delle dita delle mani, sensazione di secchezza o di sabbia negli occhi associata a secchezza
della bocca e a dolori articolari o muscolari, improvvisa comparsa di dolore a entrambe le spalle con impossibilità di pettinarsi o allacciare il reggiseno o a svitare la caffettiera, oppure ancora comparsa di dolore e rigidità alla colonna vertebrale o al tallone».
Questi sintomi intuiti dal medico di famiglia servono al reumatologo per riconoscere i casi in cui occorre essere più “aggressivi” con il trattamento farmacologico. Una cosa è certa: quanto più precoci saranno diagnosi e terapia, maggiori saranno i vantaggi per la salute e la validità funzionale del paziente.
«Purtroppo – afferma il reumatologo – nonostante le artriti siano così diffuse, la diagnosi spesso arriva tardi: in media vediamo un paziente con artrite psoriasica due anni dopo l’esordio della malattia; per chi soffre di spondilite anchilosante possono passare anche 10 anni prima di una diagnosi
corretta. Troppo tempo, anche perchè oggi è stata dimostrata l’importanza di adottare una terapia efficace almeno entro sei mesi dell’esordio».
Una diagnosi corretta in tempo è possibile. Per questo è stato lanciato un appello ai medici di famiglia. Come hanno detto nel convegno Luigi Di Matteo presidente del Collegio Reumatologi Ospedalieri e Ignazio Olivieri reumatologo di Matera: «Sono loro le vere antenne sul territorio ed è importante che si accorgano dei campanelli d’allarme delle varie forme di artrite e affinino l’intuito diagnostico davanti a queste malattie che a volte hanno un inizio subdolo».
In linea con questo percorso è stata pubblicata nei giorni scorsi la strutturazione della rete reumatologica in Sicilia che agevolerà diagnosi precoce, monitoraggio del paziente reumatologico stabilizzato, gestione delle complicanze; tutto ciò dovrebbe servire alla razionalizzazione delle liste di attesa.
A. TOR


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